


“La prevenzione salva la vita. Ma serve anche ascoltarsi, conoscersi e non sottovalutare mai i segnali del corpo”
Da oltre venticinque anni la Dottoressa Michela Gallopin lavora nel campo della cardiologia clinica. Dopo le prime esperienze a Pisa e Siena, ha prestato servizio presso la UO Cardiologia dell’ospedale di Prato fino al settembre 2024; attualmente è responsabile del servizio di cardiologia della Casa di Cura Villa Fiorita. Unisce all’esperienza clinica una solida competenza nell’ecocardiografia di I e II livello; cerca di porre una costante attenzione al paziente nella sua interezza. “Un corretto inquadramento non serve solo a curare, ma a far vivere meglio”.
Dottoressa Gallopin, cosa sta cambiando nella prevenzione delle malattie cardiovascolari?
Le strategie di prevenzione sono oggi molto più aggressive, soprattutto in chi ha già avuto un evento. Ma anche nella prevenzione primaria, soprattutto tra i più giovani, siamo più attenti a tenere sotto controllo parametri come colesterolo, glicemia, peso e pressione arteriosa. Si deve lavorare molto sullo stile di vita: dieta corretta, attività fisica, niente fumo, non abusare di alcool o altre sostanze. E dove serve, si interviene con i farmaci.
Spesso si associa la cardiologia all’emergenza. Quanto conta la diagnosi precoce?
La diagnosi precoce è fondamentale in particolare per le situazioni di emergenza quali l’infarto miocardico e le altre sindromi coronariche acute. In questi casi il fattore tempo è determinante sia per la sopravvivenza immediata che per la prognosi a medio e lungo termine. E’ necessario intervenire quanto prima allertando il sistema territoriale di emergenza. Ma, oltre alle emergenze, la cardiologia si occupa anche di tante altre condizioni “stabili”, numericamente molto rilevanti nella popolazione, che necessitano di un adeguato inquadramento ed eventuale trattamento.
Quali sono i sintomi da non ignorare per una diagnosi precoce?
Ci sono sintomi improvvisi e gravi, come dolore oppressivo al petto persistente, sudorazione fredda, svenimento, fame d’aria, che richiedono un intervento immediato. Talvolta la sintomatologia in corso di infarto può essere più sfumata, nel dubbio bisogna comunque accedere al pronto soccorso.
Ci sono poi segnali meno allarmanti ma ripetuti, come oppressione al torace solo durante lo sforzo o affanno transitorio. In questi casi è comunque indicato eseguire ulteriori accertamenti in regime ambulatoriale.
Quanto influiscono gli stili di vita?
Incidono tantissimo. Fumo, obesità, sedentarietà, alcool e altre sostanze d’abuso sono tutti fattori che aumentano il rischio di malattia. Adottare uno stile di vita sano, fare attività fisica regolare, evitare sostanze dannose e controllare il peso possono davvero cambiare la storia clinica di molte persone, sia in senso cardiovascolare che oncologico.
Che valore hanno gli esami strumentali e di laboratorio?
La visita cardiologica deve sempre comprendere, oltre all’ECG, anche l’ecocardiogramma, che fornisce informazioni essenziali sull’anatomia e la funzione del cuore. Inoltre gli esami ematici quali glicemia, assetto lipidico e funzione renale, sono fondamentali per poter stimare il rischio cardiovascolare. Altri esami diagnostici quali ECG Holter, Holter pressorio, test ergometrico, eco-stress ecc., vanno scelti se necessari in base al sospetto clinico.
E dopo la diagnosi? Quanto è importante il follow-up?
È essenziale. Una persona con una diagnosi di cardiopatia di qualsiasi natura ha bisogno di controlli regolari stabiliti dallo specialista. Anche il soggetto non cardiopatico (ma ad esempio in trattamento per ipertensione o ipercolesterolemia) deve fare controlli periodici per assicurarsi che i farmaci raggiungano i target previsti dalle linee guida. La continuità assistenziale è ciò che fa la differenza nella gestione del rischio.
Le tecnologie stanno cambiando la cardiologia?
Assolutamente sì. Gli strumenti di diagnostica sono sempre più avanzati: forniscono immagini più dettagliate e dati più affidabili. L’ecografia è la base dell’imaging cardiovascolare perché ampiamente disponibile sul territorio, a basso impatto economico-ambientale ed estremamente versatile, ma per quesiti più mirati e selezionati tac e risonanza magnetica hanno rivoluzionato la diagnostica negli ultimi decenni. Anche la terapia è in continua evoluzione, con nuovi farmaci, procedure e device, approcci più mirati e una crescente specializzazione. Rispetto a vent’anni fa, il cambiamento è stato profondo.
E il ruolo dell’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nella pratica clinica in tutti i settori. Nell’ambito dell’imaging i software sono diventati molto sofisticati e permettono di analizzare immagini con grande precisione, riducendo l’errore umano. È uno strumento utile, che può migliorare l’accuratezza diagnostica e aiutare nella gestione di grandi quantità di dati e informazioni. Sta poi al clinico farne buon uso.
Qual è il rischio da evitare quando si utilizza la tecnologia in ambito sanitario?
Ogni esame deve sempre essere interpretato con competenza e spirito critico, nel contesto complessivo del paziente. Un altro aspetto fondamentale è l’appropriatezza degli esami diagnostici, in particolare di quelli ad alto costo: non bisogna eseguire esami o procedure solo perché tecnicamente possibili. Ogni procedura diagnostica o terapeutica deve avere un senso clinico e rispondere a un bisogno reale del paziente.
Guardando ai prossimi anni, quali saranno le principali sfide per la cardiologia?
La sfida principale sarà riuscire a integrare tecnologia e clinica, gestendo le risorse con appropriatezza. Avere a disposizione strumenti avanzati offre informazioni sempre più dettagliate, quasi come osservare la realtà attraverso una lente di ingrandimento. L’obiettivo sarà quello di saper utilizzare queste informazioni in modo efficiente e sostenibile. Rimarrà comunque fondamentale rafforzare la prevenzione, evitare la malattia è il modo migliore per vivere bene e contenere i costi della sanità.