


Da oltre sei anni è il punto di riferimento per la geriatria all’interno di Villa Fiorita. La Dottoressa Gabriella Silvestrini, medico specializzato in medicina d’urgenza, porta con sé un’esperienza maturata in oltre vent’anni di lavoro nei pronto soccorsi toscani. Una carriera che l’ha vista passare dall’emergenza alla cura globale dell’anziano, mantenendo una visione unica e coerente: “La medicina è una sola – spiega- e il nostro obiettivo è trattare il paziente nel suo insieme. In pronto soccorso, come in geriatria, non guardi solo il sintomo, ma il contesto: il paziente a 360°”.
C’è una linea sottile, ma fondamentale, che unisce l’urgenza alla medicina interna, e che oggi la dottoressa presidia con competenza e umanità. A Villa Fiorita dirige il reparto di Medicina a forte impronta geriatrica, dove la cura non si limita alla diagnosi, ma abbraccia la persona nella sua interezza.
Cosa significa fare geriatria oggi?
Significa occuparsi della persona anziana nella sua totalità. Non è una medicina settoriale: è una branca della medicina interna che integra competenze diverse. Il geriatra deve saper gestire problematiche di tipo cardiologico, dermatologico, neurologico, fisiatrico. È una figura trasversale.
Esiste un’età per iniziare un percorso geriatrico?
Non c’è un’età definita. Molte patologie, come la demenza, possono insorgere anche prima dei 75 anni. In generale, diciamo che da quella soglia in poi ha senso iniziare un percorso di valutazione, ma ogni persona è un caso a sé.
Come stanno cambiando i bisogni degli anziani rispetto al passato?
La vera sfida oggi è assistenziale, non solo clinica. Curare una polmonite è semplice, ma il problema è che un anziano autosufficiente, dopo la malattia, può non esserlo più. La perdita di autonomia è il rischio maggiore. Ecco perché è fondamentale lavorare sul mantenimento delle capacità funzionali, anche attraverso la fisioterapia, il movimento ed esercizi mirati.
Quanto è importante la prevenzione?
È essenziale. Intervenire precocemente permette di preservare l’autonomia. La mobilità si riflette anche sulla sfera cognitiva: un anziano che si immobilizza perde anche lucidità. Il movimento è un atto terapeutico.
Cosa comprende la prima valutazione geriatrica completa?
È molto più di una visita tradizionale. Partiamo dalla storia familiare, dall’ambiente domestico, dalle relazioni sociali. Analizziamo l’alimentazione, l’idratazione, la funzione intestinale e urinaria, la terapia farmacologica, la capacità motoria e cognitiva. È una valutazione multidimensionale che dura almeno un’ora. In base ai risultati, si coinvolgono altre figure specialistiche: fisioterapisti, oculisti, logopedisti.
Quanto conta il lavoro in équipe?
È molto importante avere una squadra coesa, che includa infermieri, OSS, fisioterapisti e anche i familiari. Grazie a un approccio multidisciplinare si possono gestire situazioni complesse.
Esistono segnali d’allarme “silenziosi” che spesso vengono ignorati?
Assolutamente sì. Le cadute, l’incontinenza, i vuoti di memoria non sono ‘normali’. Sono segnali che indicano un peggioramento e vanno valutati tempestivamente. Aspettare può significare non riuscire più a recuperare la situazione.
La continuità assistenziale è spesso un problema. Come affrontarlo?
Bisogna accompagnare l’anziano nel tempo, non abbandonarlo dopo un intervento o una dimissione. Serve un percorso, con follow-up, riabilitazione, supporto al domicilio.
Qual è il ruolo dei familiari nella cura dell’anziano?
I familiari sono fondamentali, ma vanno aiutati. Non sempre possono essere caregiver h24. È importante costruire intorno a loro una rete di supporto come, ad esempio, le strutture diurne, un servizio che andrebbe ulteriormente implementato a cui sono molto favorevole. Più vengono sostenuti, meno sarà necessario il ricovero permanente.
Se potesse lasciare un messaggio a una persona anziana e a un familiare, cosa direbbe?
Non vergognatevi di chiedere aiuto. Spesso si tende a minimizzare, ma è meglio affrontare subito un problema che lasciarlo crescere fino a renderlo ingestibile. E ai familiari: guardate in profondità, anche se è difficile. L’attenzione precoce fa la differenza.
Come immagina il futuro della geriatria?
Servono più investimenti in servizi intermedi, cultura sanitaria, strutture territoriali e centri assistenziali diurni. Ma soprattutto serve un cambio di mentalità: l’anziano è una risorsa per la società. Non va dimenticato, ma sostenuto.